L’inglese che non ti insegnano a scuola

gibberishAvere studiato l’inglese prima di trasferirsi in UK è fondamentale. Nonostante ciò, tutti una volta arrivati qui hanno qualche problemino iniziale di espressione, ma soprattutto di comprensione; molti di noi hanno avuto insegnanti/tutori non madrelingua che quindi pur avendo insegnato un inglese scritto e una grammatica perfetta non hanno potuto abituare l’orecchio al British accent. Si parla di accento…ma quale poi?! Anche qui – esattamente come in Italia – gli accenti regionali possono essere marcatissimi e rendere la vita difficile a un povero straniero che sta facendo del suo meglio per imparare la lingua.

E’ normale, e tutto con un po’ di pazienza passa. Se non ci si isola con altri italiani, è provato che nei primi tre mesi la curva di apprendimento è ripidissima vista l’esposizione a 360 gradi al vero inglese parlato. Dico “vero” perchè ci sono delle espressioni che a scuola non ti insegnano, un po’ per i testi tendenti al formale (almeno lo erano ai miei tempi…) e un po’ perchè certe espressioni colloquiali dell’inglese parlato non si insegnano a scuola.

Per quanto mi riguarda, il mio problema erano le espressioni figurate, o gli idiomi:

  • We don’t need to reinvent the wheel, let’s see what others have done; ri-inventare la ruota, sprecare energie per fare qualcosa che è già stato fatto da altri
  • It’s not my cup of tea; non mi piace, non fa per me
  • Let’s not mention this or it will open a can of worms; aprire una “lattina di vermi”, quando facendo qualcosa si innesca qualcosa che potrebbe fare venire alla luce una moltitudine di problemi che al momento sono latenti
  • I joined the meeting at the very last minute but I got the gist; “getting the gist” significa capire il senso generale di qualcosa
  • Let’s kill two birds with one stone; i nostri piccioni presi con una fava diventano uccelli uccisi con un sasso!
  • Let’s play it by ear; “suoniamo a orecchio”, nel senso di non pianificare troppo in dettaglio, ma vedere cosa succede e poi agire di conseguenza.
  • If the shit hits the fan I will be available on the phone; ehm…gia’! Abbastanza intuitivo no? La m*rda che colpisce il ventilatore rappresenta il manifestarsi di situazioni problematiche. Questa decisamente non la insegnano a scuola…

Altri idiomi sono disponibili qui, o qui.

Un’altra cosa che ho sempre trovato curiosa sono i nomignoli usati per gli abitanti di determinate città. Per esempio, un Brummie è una persona di Birmingham. Un Geordie è una persona di Newcastle. Uno Scous è una persona proveniente da Liverpool, un Cockney è un originario di Londra. E questo si riferisce anche agli accenti o ai modi di parlare. Chi parla con un Cockney accent ha un accento fortemente londinese.

A questo proposito conviene precisare che il Cockney è anche il curiosissimo dialetto tipicamente londinese che originariamente era parlato della classe operaia di East London e che oggi è ancora in uso; in pratica (sentite questa!) usano due parole per dirne un’altra che rima con la seconda ma che ha un significato che non ha niente a che vedere con nessuna delle due! Tipo: Mickey Mouse vuole dire house, casa! Roger Moore si usa per dire door (porta). Apple and pears vuol dire stairs (scale)! Mind the apples and pears significa STAI ATTENTO ALLE SCALE! Tuttora mi sembra inconcepibile. Vi consiglio di leggervi altre espressioni Cockney, per esempio qui, sono un vero spasso!

E che dire dell’inglese parlato nella nostra Manchester?? L’accento mancuniano, detto anche Manc, è fortemente nordico (per chi sa cosa intendo..) e caratterizzato dalla pronuncia esagerata delle vocali finali di una parola, dall’uso esasperato di suoni gutturali quando si pronunicano certe consonanti, come la T, e da una pronuncia vagamente nasale. Non capite cosa intendo? Guardate qua!

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